Le Cliniche private, da sempre una realtà importante per il nostro Cantone
A cura di Mimi Lepori Bonetti, Presidente ACPT
|
|
--- |
Con il pensiero ripercorro i dieci anni di presidenza dell’ACPT, l’associazione che raggruppa il privato sanitario del nostro Cantone. Aveva ragione quel giornalista che, alcuni anni fa’, scriveva di sanità definendola un cantiere aperto in continuo movimento. Così è stato sicuramente per questi dieci anni e, in considerazione degli appuntamenti futuri, così sarà anche per i prossimi. Delle 19 Cliniche presenti nell’anno 2000, a seguito delle pianificazioni del 2001 e del 2005, ne sono rimaste 9. Esse offrono un ventaglio di prestazioni che va dalla riabilitazione, alla psichiatria; dalle cure acute, alla medicina di base. È questa, in sintesi, l’offerta sanitaria privata indirizzata ai cittadini ticinesi e non solo: prestazioni di alta qualità e di alta professionalità che, nel corso di questo decennio, hanno potuto svilupparsi e posizionarsi in modo preciso sulla scacchiera della sanità ticinese. In questi dieci anni i posti letto sono diminuiti (da 1’200 a 752), il personale infermieristico è quasi raddoppiato, la degenza media è quasi dimezzata. I premi delle casse malati sono invece triplicati. Un bel rebus che, anche per gli addetti ai lavori, non è così semplice da spiegare. Il settore stazionario in questi anni ha dovuto per forza di cose adattarsi agli standard di qualità imposti dalla stessa LAMal. Ma mentre la pianificazione ha voluto porre dei freni in questo settore, limitando il numero di letti, l’ambulatoriale si è sviluppato in modo importante, così come ha continuato ad aumentare il numero delle prestazioni prese a carico dall’assicurazione di base. Uno sviluppo eccessivo? Molti interrogativi sono presenti nella sanità ticinese e svizzera. Un aspetto appare però chiaro, perché voluto dal parlamento svizzero e perché viene applicato dopo ben due pianificazioni che hanno fatto delle “vittime”: sia nel privato, sia nel pubblico. La decisione di riconoscere al settore privato le stesse condizioni finanziarie del settore pubblico - permettendo quindi alle strutture private di rafforzare in modo decisivo il riconoscimento del loro ruolo pubblico – offrendo al cittadino, e più in generale alla società, un servizio pubblico. Il finanziamento delle strutture private non è da considerarsi come spesa nuova per lo Stato, bensì, almeno inizialmente, come un trasferimento di oneri dalle casse malati allo Stato. Ma un’altra sfida attende tutta la sanità, e questa richiede - da parte di chi ha delle responsabilità - un cambiamento culturale importante, per il vero in diversi contesti già in atto. La costruzione di reti integrate di prestazioni di sanità che permettano una migliore ottimizzazione delle prestazioni riconosciute, per riservare nuove energie - finanziarie e non - alle novità che ognuno di noi attende dal settore della salute.
|
