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Un’opportunità da cogliere
A cura di Meinrado Robbiani, Consigliere nazionale e Segretario cantonale OCST Membro della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio Nazionale
Adottando le nuove norme sul finanziamento degli ospedali, il parlamento ha inteso compiere un passo decisivo sulla via di un più efficace controllo dei costi della salute, che non intacchi - ma contribuisca al contrario ad incentivare - la qualità delle cure. Questo obiettivo poggia su mutamenti legali ed organizzativi, che sottopongono l’intero settore a sfide di indubbia rilevanza. La riforma ha tra l’altro esteso agli istituti privati la partecipazione dei Cantoni al finanziamento delle cure. Con questo orientamento - non esente da resistenze - è stata dischiusa un’opportunità inedita. Smussando la separazione tra istituti pubblici e privati, la nuova impostazione può concorrere - nella misura in cui si sappia oltrepassare l’aspetto puramente finanziario - ad aprire più ampi spazi di auspicabile collaborazione e complementarietà tra le due sfere. Questa opportunità può tuttavia incappare anche in freni ed ostacoli. Varando forme di comparazione e competizione tra gli istituti, il nuovo regime potrebbe anche ritrovarsi, pur sotto una nuova veste, in un terreno di persistente separazione tra le due componenti. È perciò indispensabile la volontà delle parti di dare consistenza ad un nuovo tipo di cooperazione. Il Ticino è evidentemente toccato in misura significativa dal nuovo modello di finanziamento. E’ infatti uno dei Cantoni dove la componente privata è più corposa. Coprendo circa il 40% dei letti ospedalieri, gli istituti privati costituiscono un tassello prezioso e indispensabile. Sono del resto le iniziative private, tuttora prevalentemente senza scopo di lucro, che hanno costruito il fondamento sul quale è andato a poggiare l’intero servizio ospedaliero cantonale. È perciò nel preminente interesse della popolazione che possa instaurarsi una più marcata vicinanza tra pubblico e privato. Gli elementi di comparazione e competizione introdotti dalla riforma devono servire a fare lievitare la qualità complessiva del servizio piuttosto che ad innescare una concorrenza spicciola e miope. Il Cantone, partecipando al finanziamento delle cure nel privato, non può del resto estraniarsi dal favorire la collaborazione tra le due componenti, affinché forniscano una risposta valida ai bisogni della popolazione. Un ambito in cui fare maturare contatti e spazi di dialogo è anche quello delle relazioni tra gli interlocutori sociali. Il nuovo sistema di finanziamento degli ospedali dovrà poter sfociare nell’applicazione di condizioni di lavoro omogenee per il personale. Le sedi e le istanze del confronto tra le parti sociali avvicineranno gli istituti privati a quelli pubblici, incitandoli a politiche del personale concordate. Anche da questo versante possono derivare riflessi positivi per un accresciuto dialogo tra pubblico e privato. Sugli istituti privati ricade perciò il compito di cogliere in modo fruttuoso il cambiamento in atto nel settore ospedaliero per assumere un ruolo ancora più partecipe nell’attuazione di un servizio di qualità alla popolazione, in una relazione di reciproca collaborazione con l’Ente ospedaliero cantonale, il Cantone ed anche con le parti sociali. |
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Cliniche private e sistema sanitario: quale futuro?
A cura di Ignazio Cassis, Consigliere nazionale Membro della Commissione della sicurezzasociale e della sanità del Consiglio Nazionale
Il sistema sanitario è un dispositivo organizzativo che una popolazione crea per rispondere ai propri bisogni di salute. Per millenni i popoli dovevano lottare contro la fame, la miseria, le guerre: la malattia del singolo non interessava molto la collettività, che la interpretava come un “destino”. Dopo la seconda guerra mondiale, però, lo sviluppo economico crea una ricchezza tale che ogni Paese europeo decide progressivamente di dotarsi di un sistema di cure mediche ad accesso universale. Nasce così una nuova forma di solidarietà sociale: ogni cittadino deve poter accedere alle cure mediche necessarie, indipendentemente dalla propria ricchezza. Sessant’anni fa’ la medicina era però un’arte povera, con poca tecnologia e tanta carità. Con lo sviluppo tecnologico la medicina diventa più potente ed entra prepotentemente nella realtà quotidiana: dalla culla alla tomba. Parallelamente l’arsenale diagnostico e terapeutico cresce rapidamente, e nasce un mercato miliardario. Verso la fine del XX. secolo ci si pone dunque sempre più la domanda: come finanziare socialmente questo “mercato”? Ci si preoccupa dunque per il futuro del sistema sanitario: è uno sviluppo sostenibile quello in atto? Tutti vogliamo ovviamente beneficiare dell’elevato livello di offerta sanitaria, ma - contemporaneamente - fatichiamo a pagare i premi e a comprendere perché, ogni anno, in Svizzera spendiamo 2 miliardi di franchi in più. Che cosa riceviamo in più? Nessuno in realtà lo sa. Questo sistema sanitario è molto complesso: è un po’ come un transatlantico, ma senza capitano a bordo. Confederazione, Cantoni, medici, assicuratori, ecc. … tutti vogliono pilotare, ma nessuno è al timone. Così il transatlantico avanza senza una meta precisa: la medicina, con tutta la sua onnipotenza tecnologica, ci induce sempre più a cullare il sogno dell’immortalità. In questo contesto, comune a tutti i paesi ricchi, si compiono sforzi per contenere l’aumento della spesa, per equilibrare i bilanci. Sforzi vani: la spesa aumenta ovunque più di quanto la ricchezza permetta. Poco importa che ci sia una cassa malati unica (Francia), tante casse malati (Svizzera) o ancora un puro finanziamento fiscale (Italia). I cittadini vogliono, i Governi affannano, i Parlamenti si piegano. La frustrazione si fa strada. Ma pian piano si prova, si riprova, a colpi di referendum, di iniziative, di proposte. Tante proposte, quasi sempre bocciate: vorremmo che tutto cambiasse, affinché nulla cambi. Più della metà della popolazione, da 10 anni ad oggi, si dichiara contenta della sanità svizzera: com’è dunque possibile cambiarla in un Paese dove vige la democrazia diretta? Eppure qualche cambiamento avviene, come la revisione LAMal del 2007 sul finanziamento ospedaliero. A prima vista una questione tecnica, in pratica una minirivoluzione. Dal 1. gennaio 2012 pagheremo le fatture di ospedali pubblici e cliniche private esattamente allo stesso modo: almeno il 55% della fattura con le imposte, e al massimo il 45% con la tassa chiamata “premio di cassa malati”. E’ il cosiddetto finanziamento “dual-fisso”. Finirà così l’attuale distorsione della concorrenza tra pubblico e privato. Inoltre le fatture saranno emesse con un nuovo metodo, chiamato “swiss DRG”, che avrà il merito di essere unico per tutta la Svizzera e di permettere confronti tra i costi in diversi ospedali. Infine i cittadini saranno informati regolarmente sulla qualità delle cure in tutti gli ospedali svizzeri, così da poter scegliere liberamente dove farsi curare. Cambierà il mondo? Beh, forse non il mondo, ma certamente il sistema: soprattutto per le cliniche private. Queste ultime dovranno tollerare un’intrusione più importante dello Stato nella loro gestione: a nessuno piace aprire i propri libri contabili a ispettori statali. Questa riforma vuole aumentare la qualità delle cure e rallentare la crescita dei costi della salute (e dunque dei premi di cassa malati). Ci riuscirà? La risposta giungerà nei prossimi anni.
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