Clinica Fondazione Varini, Orselina
Un’offerta diversificata, orientata al paziente fragile
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La Clinica Varini accoglie prevalente-
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Intervista a Claudio Filliger, “L’atto costitutivo della Fondazione è del 24 agosto 1968. La forma giuridica della Fondazione stava ad indicare che la stessa sarebbe stata socialmente aperta e che non avrebbe avuto fine di lucro, anticipando così nel tempo la filosofia del “non profit”. Terminata la costruzione della casa verso la fine del 1972, la Fondazione iniziava la sua attività nei primi mesi del 1973. Dal 5 marzo 1974 è inserita nella pianificazione ospedaliera cantonale ed è autorizzata all’esercizio quale istituto ospedaliero”. Oggi, a distanza di 42 anni dalla sua fondazione, come e quanto è cambiato il vostro istituto? E qual è la sua mission? “L’istituto ha saputo rispondere all’evoluzione dei bisogni della popolazione, diversificando la propria offerta ed orientandola verso il paziente fragile. Accanto ad una casa per anziani - e ad un foyer che accoglie invalidi adulti -, opera il settore ospedaliero, settore in cui il percorso del paziente fragile si articola in diversi itinerari. • Fragilità GERIATRICA. • Fragilità trattata in MEDICINA PSICOSOMATICA. • Fragilità in CURE PALLIATIVE. Ogni singolo reparto ha seguito un proprio iter di crescita e, nel 2001, si è provveduto alla formalizzazione di un “concetto di perfezionamento professionale” - basato sulle direttive FMH -, che codifica il processo di formazione per i medici assistenti. Questo ci ha permesso di ottenere il riconoscimento quale istituto di formazione per il conseguimento del titolo specialistico in geriatria. Ci è stato poi riconfermato il riconoscimento quale clinica di formazione FMH per la medicina interna e la medicina psicosomatica. L’importanza di tali riconoscimenti risiede nel fatto che le associazioni di specialità nell’FMH pongono sì dei criteri di qualità per la formazione, ma anche – e soprattutto – per quel che riguarda l’infrastruttura, la dotazione del personale e le modalità di presa a carico del paziente. La professionalità e la competenza del personale - unitamente alle importanti innovazioni logistiche, tecniche e strutturali -, ci permettono di collocare l’offerta sanitaria agli standard di qualità in concomitanza con i requisiti internazionali stabiliti dalla normativa ISO 9001:2008. L’istituto ha infatti ottenuto la certificazione il 28 maggio 2009. Di recente la nostra struttura - sensibile all’ambiente - si è inoltre riconvertita verso l’utilizzo di fonti energetiche alternative”. Che tipo di cure, e di prestazioni sanitarie, siete in grado di fornire alla popolazione? “La Clinica Varini accoglie prevalentemente quei pazienti che hanno superato la fase acuta della malattia ma che hanno, pur tuttavia, ancora bisogno di permanere in ospedale per un ulteriore periodo di osservazione e di terapie. Il nostro istituto ispira la sua azione al rispetto della dignità umana, all’equità e all’etica professionale, privilegiando – tra i suoi obiettivi – la centralità del paziente e la qualità clinico-assistenziale, perseguita mediante la qualificazione continua di tutto il personale. L’offerta di cure prevede: la prosecuzione del programma terapeutico ai fini di un’ulteriore stabilizzazione clinica del paziente “fragile”; la massima valorizzazione delle sue abilità residue; la facilitazione del percorso per il suo rientro a domicilio: sia tramite l’istruzione ai familiari, sia mediante una valutazione collegiale dei suoi bisogni, in collaborazione con gli operatori che svolgono la loro attività in regime extra-ospedaliero. A tal proposito va rilevato che abbiamo costituito un interessante lavoro di rete sia con i medici di famiglia, sia con i collaboratori che operano a domicilio”. Se parliamo di eccellenza, quali sono i vostri servizi di punta? “La differenziazione dell’offerta nei vari percorsi del paziente fragile”. Secondo lei, come venite percepiti dalla popolazione ticinese? Insomma, cosa apprezzano, gli utenti, di voi? “Quasi tutte le famiglie del Locarnese hanno avuto modo di entrare in contatto con la nostra realtà e di usufruire dei nostri servizi. L’attenzione al paziente - alle sue necessità, esigenze ed aspettative -, ci porta ad avere, come da filosofia della struttura, un approccio empatico nelle cure. La Clinica, proprio per avere un termometro della percezione dei propri pazienti, effettua regolari sondaggi di gradimento che mostrano, in modo inconfutabile, come la soddisfazione dei pazienti raggiunga, in tutte le aree esaminate, un valore medio di 5,41 su di un livello massimo di soddisfazione pari a 6. Dall’analisi emerge, in modo più marcato, la soddisfazione per le cure, per la cortesia e per la preparazione del nostro personale. Alti standard di cure; tecnologia all’avanguardia; professionalità, competenza, trasparenza e disponibilità sono le caratteristiche che vengono maggiormente apprezzate”. In media, quanti pazienti stazionari trattate ogni anno? “Nel settore Clinico trattiamo, in media, 800 pazienti all’anno: 370 sono geriatrici; 130 psicosomatici; 100 nelle cure palliative e 200 in medicina”. Non dobbiamo dimenticare che, nella regione, il vostro istituto rappresenta anche un importante datore di lavoro. Quanti collaboratori impiega attualmente? “La struttura offre importanti percorsi formativi per tutte le figure curanti, accogliendo circa 15 allievi l’anno. Pertanto, annualmente, impieghiamo circa 145 collaboratori - con diverse percentuali di occupazione - che condividono e portano avanti la missione della Clinica Varini”. Negli ultimi due anni, quali sono stati i progetti più importanti che siete riusciti a portare a compimento? “Ogni anno impostiamo, seguiamo e realizziamo – in base ad approcci di project management – una serie di progetti/obiettivi, suddividendoli in relazione all’importanza e all’impatto. I più importanti possono essere identificati nei seguenti fattori: • Qualità: La Fondazione Varini - con uno sguardo a quella che sarà la nuova pianificazione ospedaliera, e in un’ottica di miglioramento continuo -, ha deciso di seguire un percorso di crescita e di sviluppo mediante l’implementazione di un sistema di qualità integrato e globalmente condiviso da tutta la struttura. La strategia della qualità e gli obiettivi ad essa correlati consistono nel mantenimento degli attuali standard qualitativi delle cure e nella ricerca del miglioramento continuo, in un’ottica di soddisfazione del paziente e di evoluzione degli orizzonti terapeutici e di presa in cura. • Contabilità analitica: Impostazione e messa a punto del sistema di contabilità analitica REKOLE. Il progetto consiste nell’adattare la propria Contabilità Analitica con le direttive di H+ al modello REKOLE, che è stato realizzato in concomitanza con altre Cliniche del territorio. Si ritiene infatti che un modello di contabilità analitica, tra le altre cose, funga da strumento di supporto al raggiungimento di molteplici obiettivi legati alla conduzione dell’istituto. Grazie all’implementazione del REKOLE si sono fatti importanti passi avanti nella rilevazione delle prestazioni, nonché nella definizione degli standard tecnico-economici. • Sistema di finanziamento: Formazione e perfezionamento nelle codifiche mediche, in vista dell’introduzione del DRG. I progetti sono stati realizzati anche nell’ottica di essere pronti alle modifiche che saranno messe in atto - a partire dal 2012 - nell’ambito del finanziamento delle prestazioni. Questo esercizio ci ha permesso di meglio definire il fabbisogno di risorse, così come l’outcome delle prestazioni offerte”. E per il prossimo futuro, quali ulteriori investimenti avete previsto? “Come detto, la Clinica è una realtà dinamica e - in quanto tale - si muove e cerca di camminare insieme ai propri pazienti, in relazione alle mutevoli necessità ed esigenze. Proprio in questo contesto si collocano gli sviluppi dei differenti percorsi di cura. Lavorando in rete con tutti gli attori della sanità, sentiamo il bisogno di sviluppare ulteriormente il nostro concetto di cure palliative, mediante l’apertura di una casa Hospice; questa struttura ci permetterebbe di fare meglio ciò che, già oggi, facciamo bene. Un’attenzione particolare la porremo nel coinvolgere tutte le autorità istituzionali nell’apertura di un dibattito, con lo scopo di caratterizzare i pazienti fragili, identificarne i bisogni e stabilire le risorse che, la nostra società, deciderà di impiegare per soddisfarli”. |
